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UniPG/La scelta responsabile dei ragazzi di Rinascita

 Un’iniziativa singolare, non c’è che dire. Un po’ per i tempi di crisi, in cui chi ha a disposizione fondi certo non è disposto a generose elargizioni; un po’ per il tipo di fondi di cui ora parleremo.
Chiunque abbia frequentato l’università ricorda le molteplici polemiche che, ad ogni inizio d’anno accademico, fermentavano negli ambienti studenteschi con accuse e vittimismi che fiorivano intorno alla concessione e alla gestione di denaro destinato alle associazioni.

Gruppi per lo più politici si spartiscono ogni anno ingenti somme (sull’ordine delle migliaia di euro) messe a disposizione dagli atenei per attività di interesse collettivo: iniziative culturali, ludiche, gli immancabili cineforum. Soldoni sonanti difficilmente investiti a beneficio della comunità studentesca, quest’ultima spettatrice silenziosa ed attonita delle magnificenti campagne elettorali, vero sperpero di piccolo ma preziosi capitali.
Nessuno escluso. Purtroppo la pratica della spartizione e dell’acquisizione di queste ricchezze è comune a tutte le sigle, dalla destra alla sinistra. Nemmeno le comunità cattoliche operative nelle facoltà sono da meno.
I contrasti tra ministero e sindacati per tagli ad istruzione e ricerca sono all’ordine del giorno, pertanto anche il tesoretto studentesco ha un suo rilievo.
A Perugia il primo passo per un cambiamento. I giovani di Rinascita Universitaria, uno dei gruppi di ateneo a ricevere il finanziamento, hanno deciso di destinare quest’ultimo a beneficio dei borsisti, studenti meritevoli e a basso reddito. Idea che diventa azione, anzi proposta al Consiglio di Amministrazione dell’ UniPerugia per sopperire al taglio di 4 milioni di euro alle borse di studio previsto dal governo tecnico. Il Consiglio accetta e, il 13 Dicembre, RU e tutti gli studenti umbri hanno potuto festeggiare una piccola ma significativa vittoria: cinquanta borse da mille euro ciascuna. L’Università torni ad essere ciò che fu nella sua ora migliore: il principio motore della storia europea
aveva sentenziato Ortega y Gasset. Da esamificio cui si è negli ultimi anni ridotta, l’Università italiana sta riacquisendo un ruolo educativo che va ben oltre la teoria imparata nelle aule: si torna a sfornare uomini capaci di saper prendere decisioni significative per il proprio futuro e per quello della Collettività

 

Marco Petrelli

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