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Tagli agli stipendi dei parlamentari: l’ennesima farsa

 Si sono ridotti lo stipendio, poveri parlamentari. Pare infatti che i deputati si siano tagliati lo stipendio di 1300 euro lordi: una “botta” di 700 euro netti in meno nella loro misera busta paga

. E già cominciano  i pianti di questi “eroi” che non sapranno come tirare avanti fino a fine mese.

Immaginiamoci quindi ora code di parlamentari alla mensa della Caritas per avere un tozzo di pane o un piatto di minestra. Immaginiamoli prendere drastiche decisioni come il taglio della pizza il sabato sera, non si sa mai può capitare un imprevisto ed è meglio avere due soldi per affrontarlo. Immaginiamoli farsi i conti a tavolino, come stanno facendo la maggior parte degli Italiani, per arrivare a fine mese.

Poi si sa di questi tempi 700 euro per uno che guadagna appena 140.444 euro all’anno sono una cifra spaventosa da cedere così senza un minimo di protesta, poveri parlamentari maltrattati da tutti così senza motivo.
La notizia è però tutta una farsa…

Ma facciamo bene i conti, quelli della serva, per capire quanto godono e ridono di questo taglio alla faccia nostra.
Come sappiamo i deputati fino ad oggi ricevevano, senza per questo esibire alcuna certificazione, un rimborso spese, calcolato fra il rapporto tra eletti ed elettori, di 3.690 euro mensili erogato a forfait. Secondo la nuova norma invece da oggi in poi, circa 1.800 euro rimarranno forfettari, praticamente continueranno ad intascarli direttamente loro i poveri parlamentari; l’altra metà verrà rimborsata, solamente dietro presentazione di giustificativi, dall’amministrazione di Montecitorio.

Ma ecco scoperto l’inganno poiché questo provvedimento non andrà nei fatti a modificare il netto in busta paga. Ecco il paradosso di un taglio che c’è ma non si vede; infatti se proviamo ad analizzare la differenza che c’è nella tassazione tra il sistema pensionistico retributivo e quello contributivo scopriamo che i parlamentari godono del vitalizio e il calcolo della pensione viene fatto con il metodo retributivo tassato alla fonte in busta paga, passando invece a quello contributivo, per intenderci quello di noi poveracci, scatta l’incredibile paradosso di un aumento in busta paga questo perché i contributi pensionistici sono detassati e guarda caso l’aumento sarebbe stato di 700 euro netti

Non ci sarà quindi alcuna riduzione della busta paga dei parlamentari: questi hanno semplicemente rinunciato ad un aumento -previsto nel passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo- e non devono più versare tutti e due i contributi che versavano prima, ossia quello per il vitalizio e quello previdenziale. In poche parole più che ridursi lo stipendio hanno rinunciato a tale aumento, perché così salvano la faccia, non scandalizzano le folle, e soprattutto non le fanno inferocire. L’Italia dovrebbe adeguare gli stipendi dei Parlamentari a quelli del resto d’Europa, ma in realtà si gioca solo a fare i finti eroi.

Non c’è altro da aggiungere : prepariamoci a fotografare i “poveri parlamentari” in fila nelle mense della Caritas!

Massimo Ledd01-02-2012a

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