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La tirannia della comunicazione

  Al giorno d’ oggi siamo invasi dal progredire della tecnologia e dei media, un’avanzata degna di esser chiamata Rivoluzione Digitale, la quale ha accorciato spazio e tempo attraverso nuovi mezzi di comunicazione,

sviluppo tecnologico e assemblaggio di singoli mezzi.Tutto ciò pare agevolare sempre più le comunicazioni e offrire servizi sempre più veloci, efficienti, impeccabili. Ma attenzione: l’ informazione non è altro che una qualsiasi merce di scambio per i media, essa viene manipolata da egoismi politici ed economici, e nuove forze mirano ad un controllo globale dell’intera rete di informazione
La funzione delle comunicazioni di massa è indispensabile in una democrazia ma, sapendo bene a quali manipolazioni sono sottoposti i media, i sentimenti dei fruitori devono essere diffidenza ed incredulità, coscienti del fatto che i media si fanno una spietata concorrenza tra loro e che per far ciò manipolano l’ informazione stessa.
Interessante a tal proposito il libro di Ignazio Ramonet, “La tirannia della comunicazione”, un saggio in cui vengono spiegati i meccanismi odierni dei media e le leggi secondo le quali bisogna fare di tutto pur di avere un’ audience elevata, come arrivare ad inventare, truccare o anche ritoccare un avvenimento. Un libro che offre molti spunti utili per riflettere sul ruolo assunto dai mass media nei tempi recenti.

Mass media: la sua definizione è “mezzo di comunicazione di massa, attraverso cui si diffonde un messaggio, ad una pluralità di destinatari, e senza necessaria interazione”. Sembrerebbe scontato pensare che il messaggio trasmesso sia veritiero, eppure oggi l’unico modo per essere certi della veridicità di un fatto è controllare se tutti i media lo confermano, e assicurarsi che non sia l’ ennesima invenzione della loro guerra per il primato al potere. La conferma di tutti i media però non basta nemmeno più: bisogna diffidare di ogni notizia vista in televisione o su internet, e forse occorre solo un po’ di buon senso per capire cosa sia vero o no.

È in questo clima che si stanno adeguando anche i telegiornali e la figura del giornalista: oggi chiunque potrebbe esserlo, basta solo far sì che collegamento abbia il suo effetto-verità. Ecco che la mania di potere domina sulle notizie più tragiche. Non è una novità che i servizi visti oggi in televisione siamo montati come delle fiction, specie se riguardano fatti tragici, toccando così la sensibilità del pubblico e dando l’ impressione di assistere di persona ai fatti. Esemplare fu l’ esempio del giornalista televisivo Mr. Born. condannato per aver costruito un servizio in cui un combattente curdo incitava la telecamera a seguirlo fino una grotta dove altri curdi stavano confezionando una bomba servita per l’ attentato di Fethiye: tutto ciò si rivelò presto un falso. Tanti altri casi simili a questo sono seguiti. Questi sono comportamenti che mettono in scena l’ azione, piegandola alla regia e al montaggio. E tanti partecipano a questa corsa mondiale al denaro : ogni argomento adatto a captare l’ ascolto è il benvenuto. L’ informazione generale di ordine criminale serve da copertura per la maggior parte dei telegiornali; per mantenere il pubblico attaccato allo schermo si usa in genere parlare subito di casi tragici in cui le vittime sono bambini, o casi meno tragici riguardanti problemi del nostro paese.

Accanto al fenomeno della mercificazione dell’informazione, vi è quello dell’ istantaneità, indispensabile per la diffusione dell’ informazione. Ci si concentra di più su come far diffondere una notizia il più in fretta possibile, che su come filtrarla o verificarla. Una vertiginosa velocità. Cosa ne sarà di noi e del mondo se la tecnologia, invece di essere un vantaggio, sarà concentrata unicamente sul potere? Non si hanno più scrupoli ad inventare falsità davanti a tragedie come le guerre, pur di avere il primato. Ecco i proliferare delle categorie dei paparazzi, della cronaca popolare, della cronaca nera, dello scoop e dell’emozione spinta all’eccesso, spesso tramite l’uso di immagini forti: tutti fenomeni con uno scopo comune, quello della logica del profitto

Ovviamente il telespettatore rimane folgorato da tutta questa imponenza dei media e immagini gratuite, ma quanto c’ è di vero e affidabile? L’ informazione di oggi è soprattutto divertimento e spettacolo, e si ciba di sangue e violenza gratuita. L’ infinità di notizie a cui abbiamo accesso ci dà l’ impressione di essere informati ma i contorni che definiscono il mondo reale sono sempre meno marcati. Purtroppo l’equazione “ zero immagine, zero realtà” è diventata reale, e di questo passo, ci stiamo avviando verso un nuovo tipo di società, in cui addirittura la corteccia cerebrale dell’ uomo sarà fatta di banconote e plastica.

Chi vincerà la battaglia tra i media? Probabilmente si arriverà molto prima di quanto ci si possa aspettare ad un’ unica realtà commerciale: ognuno avrà a disposizione una sorta di video-supermercato dove potrà scegliere tutto ciò che vuole ma, attratti dai servizi costruiti e teatrali, la nostra voglia di informarci sarà sempre minore, perché informarsi sarà considerato sempre più stancante. Siamo sicuri di voler abbassare così tanto il nostro livello di cultura, lasciandoci ingannare dalle menzogne dei media?
Le prospettive per il futuro non sono dunque le migliori, laddove per l’ informazione vera, reale, sembra non esserci più posto, in un crescendo di interessi, battaglie tra reti e guerra dei media. Vere e proprie battaglie per l’ appunto. E a chi cerca ancora oggi notizie veritiere, che facciamo capire il reale svolgersi delle cose, non resta che affidarsi nelle mani dei pochi giornalisti che si sentono liberi di porre il vero come vertice dei loro obiettivi e si oppongono alla tirannia di una comunicazione che pare ormai essersi personificata.

Daniela Vargiu

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