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La testimonianza di Eva Robin’s: meglio le luci del teatro

 A distanza di un pò di anni, bisognerà pur ammetterlo: Eva Robin’s ha turbato i sonni di molti italiani. E i più bacchettoni, i moralisti più intransigenti, erano i primi a trovare in lei il fascino inconfessabile del sogno proibito.

Primadonna era il titolo di un suo show televisivo nei primi anni ’90. Era un titolo ammiccante, alludeva alla sua ‘liminarità sessuale’, che con molta grinta proponeva davanti alle telecamere. Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia.

Nessuno poteva immaginarlo-forse nemmeno lei- ma nel frattempo Eva Robin’s è diventata realmente una primadonna del teatro italiano. Chi ha avuto il piacere di seguirla come protagonista unica de Il frigo, ha scoperto una professionalità, un mestiere solido conquistato con anni di impegno recitativo. ≪C’è un abisso tra l’Eva degli anni ’90 e l’Eva di oggi. Allora volevo scandalizzare, oggi invece voglio scomparire. Ma attenzione: scomparire nel senso di immedesimarsi nei tanti differenti personaggi che il teatro mi consente di impersonare≫.

Eva è una donna che non ama la sobrietà, e questa sua ‘scomparsa’ è coerente con la sua personalità pirotecnica. Il frigo -testo scritto dal drammaturgo e disegnatore Copi, morto di Aids nel 1987- le permette di calarsi, in soli 50 minuti, in tanti personaggi differenti: la borghese annoiata, la madre cinica, la serva, il detective, perfino in un cane. Una prova di fregolismo notevole, al punto che che in certi momenti fa pensare a un Arturo Brachetti al femminile. Il frigo è un testo provocatorio, infarcito di comicità grottesca, e volutamente estrema. ≪Quando me lo proposero la prima volta, e parliamo di alcuni anni fa, sono rimasta letteralmente stregata. Ho sentito subito di poter assorbire il cinismo allegro e feroce di Copi. E dopo parecchi anni di repliche, continuo a divertirmi come la prima volta≫.

Chi ha visto questo spettacolo, si accorge che effettivamente nessun’attrice meglio di lei avrebbe saputo rendere il mood di questo testo. Ci voleva il corpo e la mente di Eva Robin’s per raccontare con toni così beffardi, e spietati, lo spaesamento di una ricca borghese annoiata, e il delirio del carosello umano che gira attorno a lei. ≪È uno spettacolo comico, dove si ride di gusto. Mentre in Tutto su mia madre, che andrà in scena al Teatro Elfo in febbraio, tiro fuori la mia corda drammatica. Faccio teatro da più di 10 anni, e ho avuto la soddisfazione di portare sulla scena più corde espressive≫. Col Frigo ha girato i teatri italiani. E l’Italia, si sa, è un variegato minestrone di tipi umani. Anche tra il pubblico teatrale. ≪È un testo provocatorio, che vuole scatenare un piccolo choc in chi lo guarda. Sai, riuscire a smuovere il pubblico milanese, così colto, cosmopolita, avvezzo a vedere di tutto, non è facile. Ma se da un lato manca la risposta emotivamente forte, dall’altro c’è la soddisfazione, da parte mia, di confrontarmi con un pubblico così esigente e preparato≫. È cambiata Eva in questi anni, ma è cambiato in parte anche il Paese. ≪I temi legati alla sessualità non sono più un tabu inviolabile come una volta. Il diritto che ognuno ha di esprimere la propria tendenza è generalmente riconosciuto, almeno a parole. Ciò non toglie che l’Italia rimane comunque un paese fondamentalmente bigotto≫.

Rimane un’ultima curiosità, riguardo alla tv. ≪Televisione ne ho fatta tanta, ed è una stagione della vita che non rinnego. Adesso però penso che la mia dimensione artistica trovi la sua completezza solo a teatro. A parte le solite disamine sull’involgarimento della tv di oggi, c’è poi un problema più specificamente estetico: non mi piacciono le luci nella tv di oggi. Una personalità come la mia trova il suo spazio congeniale in un programma dalle luci soffuse, eleganti, come ad esempio nel talk show Harem. Oggi, con questo bombardamento di luci forti, non mi sento a mio agio≫.

Francesco Mattana

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