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IL METEO

11-02-2012 La città di Roma è sempre più al centro dell’attenzione in questi giorni. Non solo per le insolite nevicate che sono costate disagi (e polemiche) ai cittadini romani, ma anche perché queste sono ore cruciali per il destino della candidatura della capitale d’Italia ad ospitare i Giochi olimpici estivi del 2020.


Entro il 15 febbraio, infatti, scadono i termini per la presentazione della candidatura presso il CIO, il Comitato Olimpico Internazionale. Il dossier è pronto, ma per il momento manca un dettaglio, il più importante: l’appoggio del governo. E la firma del presidente del Consiglio Monti è indispensabile per poter partecipare alla corsa.

Il premier, che in questi giorni si trova negli Stati Uniti per un importante incontro con il presidente americano Barack Obama, sembra incerto sul da farsi. Vista la crisi economica e la politica di tagli e sacrifici impostata finora dal suo governo, Monti avrebbe avanzato delle forti perplessità legate agli ingenti costi necessari all’organizzazione di un evento di portata mondiale come le Olimpiadi.

Una preoccupazione legittima che rende la decisione ancora più difficile, perchè entrambi i piatti della bilancia fanno sentire il loro peso. E’ indubbio che gli investimenti necessari sarebbero notevoli, ma si parla, appunto, di “investimenti”. Perché è ovvio che se l’Olimpiade è ben organizzata un rientro economico è certo, in termini di turismo, sponsor, posti di lavoro, impianti e strutture che potranno essere sfruttare anche e soprattutto dopo l’evento. Oltretutto, nel caso di Roma si avrebbe il vantaggio di non dover partire da zero, nel senso che buona parte degli impianti necessari ci sono già, e avrebbero bisogno solo di un ammodernamento.

Monti, però, da uomo pragmatico quale è, sembra guardare più alle certezze del presente (i costi), che agli incerti profitti futuri.

Ma non è da escludere che esistano anche altre perplessità, più legate all’aspetto organizzativo e logistico. La considerazione, visto ciò che sta accadendo in questi giorni, è fin troppo semplice: se quindici centimetri di neve mandano in tilt la città, figurarsi le Olimpiadi, potrebbe pensare il premier…

Non va poi dimenticato che l’Italia, purtroppo, negli ultimi anni si è spesso distinta per essere il paese degli appalti truccati, delle cricche e dell’incuria. Siamo sicuri che i lavori di preparazione degli impianti, vecchi e nuovi, fileranno lisci, nella legalità e senza scandali? E poi, soprattutto, che ne sarà degli impianti costruiti ad hoc per le Olimpiadi? I casi più recenti, l’Olimpiade invernale di Torino 2006 e i mondiali di nuoto di Roma nel 2009, non fanno certo ben sperare, visto che sono molte le strutture (nuove) abbandonate completamente una volta finito il grande evento.

Al tempo stesso, però, rinunciare per questi motivi sarebbe un po’ come rassegnarsi definitivamente all’idea che gli italiani debbano per forza mostrare, in queste circostanze, la loro faccia peggiore. L’Olimpiade potrebbe invece essere l’occasione giusta per dimostrare al mondo, finalmente, che l’Italia è in grado di organizzare un grandissimo evento nel migliore dei modi.

In questi giorni sono molti gli sportivi, i politici, ma anche gli artisti e i cittadini comuni a chiedere a gran voce al premier di firmare. Ma questa non è una sorpresa: l’Italia è un paese sportivo, chi di noi non sognerebbe di godersi, magari dal vivo, un’Olimpiade nella capitale?

Tirando le somme, la decisione non è facile, e quale che sia scontenterà comunque un gran numero di persone, in un senso o nell’altro. Una cosa però è certa: se si vuole vincere la competizione non sono ammessi tentennamenti. Le concorrenti sono agguerrite e altrettanto qualificate (specialmente Madrid e Tokyo) e presentare una candidatura con un appoggio non convinto da parte del Governo sarebbe un segnale di debolezza probabilmente decisivo. Se Monti deciderà di dire si, da quel momento sarà indispensabile che tutti remino convinti nella stessa direzione. Altrimenti, meglio lasciar perdere.

Matteo Serra

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