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IL METEO

Pochi mesi dopo la scomparsa di Rita Levi Montalcini, la scienza italiana perde un’altra indiscussa protagonista, Margherita Hack, scomparsa a 91 anni nei giorni scorsi a Trieste. Ma a differenza della prima, che ha incarnato la classica figura della scienziata perfetta, seria e “impermeabile ai sentimenti” (come lei stessa si definì in un’intervista), la professoressa Hack ha rappresentato una figura nettamente diversa, capace di guadagnarsi negli anni una popolarità certamente non comune per uno scienziato. Sentendola parlare in televisione o nel corso delle moltissime interviste rilasciate ai vari mezzi di informazione, difficilmente si poteva non provare al contempo simpatia e ammirazione per questa anziana signora che con una dialettica sempre vivace e accattivante amava parlare di scienza, ma non solo.

 Da un punto di vista strettamente scientifico, il contributo di Margherita Hack è stato duplice. Da un lato, è stata un’eccellente scienziata nel campo dell’astrofisica: autrice di oltre 200 pubblicazioni scientifiche, ha diretto per più di tre decenni  l’Osservatorio Astronomico di Trieste, sua città d’adozione (a darle i natali fu invece Firenze, come “tradiva” il suo accento inconfondibilmente toscanaccio).

Dall’altro, ed è questo che l’ha resa straordinariamente popolare,  altrettanto eccellente è stato il suo contributo nell’ambito della divulgazione scientifica, cui ha dedicato gran parte del suo lavoro in particolare negli ultimi anni della sua vita, quando per ragioni anagrafiche il suo impegno nella ricerca scientifica attiva si era inevitabilmente ridotto. Nei suoi numerosi libri, ma anche nel corso di frequenti ospitate televisive, sapeva spiegare con parole semplici ed efficaci fenomeni come la formazione delle galassie o il funzionamento di una stella, argomenti affascinanti ma spesso ostici per un pubblico di non addetti ai lavori, ma che attraverso le sue spiegazioni  diventavano facilmente comprensibili. E a pensarci bene, è proprio questa l’essenza della divulgazione scientifica: essere in grado di spiegare con parole semplici ciò che semplice non è. Margherita Hack lo sapeva fare benissimo.

Oltre a questo, non ha mai mancato di sottolineare la sua strenua opposizione a ogni tipo di superstizione  e alle cosiddette “pseudo-scienze” (era tra i soci fondatori del CICAP, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), una battaglia certamente difficile (ma sacrosanta) nel nostro paese, dove oroscopi e astrologia continuano ad avere incredibilmente un grandissimo spazio in tutti i principali mezzi di comunicazione.

 Ma l’impegno di Margherita Hack è andato oltre la scienza. Non ha mai fatto mancare la sua voce anche attorno a temi di carattere etico-morale e religioso, spingendosi fino alla politica. E lo ha fatto senza mai tradire il suo spirito libero e anticonformista, senza timore di essere politicamente scorretta.

 Era atea,  e quando le si chiedeva se temesse la morte, rispondeva con l’abituale schiettezza citando Epicureo: “Se ci sono io non c’è la morte, quando ci sarà la morte non ci sarò io”.

In un certo senso sbagliava, al di là dell’aspetto religioso. Perché la strada da lei tracciata nel tentativo di rendere  la scienza più accessibile a tutti è e resterà a lungo ben visibile. Nella speranza che qualcun altro sappia raccoglierne il testimone e proseguire, anche a suo nome, la sua opera.

 

Matteo Serra

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