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IL METEO

 L’annuncio fatto lo scorso mercoledì dal Cern di Ginevra ha messo il mondo della fisica nuovamente in primo piano. Tuttavia, a differenza dell’imbarazzante vicenda che nei mesi scorsi aveva portato all’ipotesi (poi ritirata) che i neutrini potessero muoversi a una velocità superiore a quella della luce, stavolta siamo pronti a scommettere che non ci saranno sorprese. L’esistenza dell’inafferrabile bosone di Higgs è stata confermata sperimentalmente da due esperimenti indipendenti e con un livello di significatività statistica pressochè inattaccabile. Sembra essere proprio lui, insomma, e la sua scoperta è un passo da gigante nella comprensione del mondo che ci circonda.

Non è, per intenderci, una scoperta che avrà particolari ripercussioni sulla nostra vita di tutti i giorni, ma al tempo stesso tutti noi ne siamo inevitabilmente coinvolti. La particella di Higgs rappresenta infatti un mattone fondamentale che consente di completare il cosiddetto Modello Standard, ossia quella teoria di vasta portata che descrive tre delle quattro forze fondamentali della natura: la forza elettromagnetica, la forza nucleare forte e la forza nucleare debole (la quarta forza fondamentale, la forza gravitazionale, è invece descritta dalla teoria della Relatività Generale). E’ una teoria, quindi, che descrive in buona parte la realtà in cui viviamo e ciò di cui noi stessi siamo composti. Il Modello Standard ha avuto innumerevoli conferme sperimentali nel corso degli ultimi decenni, e grazie ad esso è stato possibile predire l’esistenza di numerose particelle elementari. L’unica, tra queste particelle, che fino ad oggi era sempre sfuggita alle verifiche degli esperimenti era proprio la cosiddetta particella di Higgs (spesso detta anche “particella di Dio”, dall’idea dell’editore di uno dei tanti libri scritto sull’argomento), che però non è esattamente una particella come tutte le altre. La sua esistenza, teorizzata dal fisico inglese Peter Higgs nel lontano 1964, è infatti alla base del cosiddetto “Meccanismo di Higgs”, un modello in grado di spiegare efficacemente l’origine delle masse di tutte le particelle elementari. In altri termini, senza la particella di Higgs la materia sarebbe estremamente diversa da quella che conosciamo.

La particella di Higgs è insomma una componente fondamentale del Modello Standard, dunque il fatto che fino ad oggi non si fosse ancora riusciti a provarne l’esistenza sperimentalmente, non consentiva di poter considerare il Modello Standard una teoria completa. In realtà, la mancanza di un riscontro sperimentale sull’esistenza della particella era dovuta essenzialmente a motivi di natura tecnologica: era difficile “scovarla” in modo inequivocabile con gli acceleratori della precedente generazione, mentre era piuttosto prevedibile che l’acceleratore LHC del Cern di Ginevra, in grado di lavorare ad energie molto più elevate dei precedenti, sarebbe riuscito nell’impresa.

Forse non ci sperava più Peter Higgs, il quale, ormai ottantreenne, ha assistito commosso all’annuncio della scoperta al Cern. E’ fortunato: quanti, nella storia della scienza, hanno fatto sensazionali scoperte ma non hanno fatto in tempo a vederne i frutti? Il premio Nobel, a questo punto, non dovrebbe sfuggirgli.

E’ importante ricordare che c’è molta Italia in questa scoperta. I due esperimenti del Cern (ATLAS e CMS) che hanno provato l’esistenza della particella di Higgs sono coordinati da due italiani, Fabiola Gianotti e Guido Tonelli. Ma sono tantissimi anche gli scienziati italiani, alcuni dei quali molto giovani, che lavorano ai due esperimenti. Un contributo decisivo che conferma il ruolo d’eccellenza da sempre giocato dall’Italia nel campo della fisica nucleare e subnucleare. C’è da esserne orgogliosi.

Matteo Serra

bosone-di-higgs

 

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