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IL METEO

neutrini Ricordate la vicenda dei neutrini più veloci della luce? Circa cinque mesi fa, un gruppo di ricercatori (in buona parte italiani) aveva realizzato un esperimento in grado di misurare la velocità dei neutrini, particelle neutre e leggerissime. Il risultato presentato dagli scienziati aveva però dell’incredibile: la velocità misurata dei neutrini risultava essere di poco superiore alla velocità della luce. Se confermata, la scoperta avrebbe così smentito uno dei postulati fondamentali della teoria della relatività di Albert Einstein.

Trattandosi di un risultato così destabilizzante, i ricercatori impegnati nell’esperimento avevano subito promesso ulteriori verifiche, invitando anche altri gruppi di ricerca a verificare autonomamente la scoperta.

La vicenda è passata poi rapidamente sotto silenzio, fino a questi giorni. In un comunicato ufficiale dello scorso giovedì, gli stessi ricercatori hanno ammesso di aver riscontrato due anomalie in alcuni strumenti utilizzati per le misure temporali. La prima riguarda un connettore di una fibra ottica che, a quanto sembra, non era perfettamente avvitato (!), mentre la seconda è di tipo informatico, una cattiva calibrazione dell’orologio del computer che acquisisce i dati. Questi due problemi strumentali, in particolare il primo, potrebbero aver falsato la misura della velocità dei neutrini in una misura sufficiente a farla diventare superluminale. Un’ipotesi molto probabile, ma per esserne certi sarà necessaria ovviamente una nuova serie di misure, da effettuare una volta corrette le anomalie. Serve prudenza, insomma, prima di poter considerare chiusa una vicenda che ha messo in clamorosa discussione le certezze della fisica moderna.

Quella stessa prudenza che di certo è mancata a buona parte della comunità scientifica, per non parlare dei media, al momento dell’annuncio del settembre scorso. Non ci riferiamo tanto ai ricercatori impegnati nell’esperimento, i quali avevano fin da subito messo le mani avanti sostenendo la necessità di un’ulteriore verifica dei dati raccolti (anche se un pizzico di prudenza in più, prima di pubblicare i risultati, non avrebbe guastato), ma piuttosto ai tantissimi papers e pubblicazioni scientifiche fioccate negli ultimi mesi, nei quali si è tentato, in alcuni casi in modo maldestro e fantasioso, di dare delle interpretazioni a un risultato che ora si sta dimostrando molto probabilmente sbagliato. In questo caso, e francamente non è una bella cosa, l’ambizione di volere essere i primi a dare la spiegazione giusta all’apparente risultato sperimentale ha prevalso su un razionale e scientifico scetticismo, in attesa di conferme al di sopra di ogni ragionevole dubbio.

Se poi dobbiamo parlare di mancata prudenza, che dire del comunicato trionfalistico dell’ex ministro della Pubblica Istruzione, il quale si complimentava con i ricercatori per la “straordinaria scoperta”, incappando poi in una impareggiabile gaffe nel sottolineare il contributo del governo alla costruzione di un inesistente tunnel tra il Cern di Ginevra e i Laboratori del Gran Sasso?

La prudenza, insomma, non deve essere mai troppa, soprattutto quando si ha a che fare con un apparente risultato scientifico di questa portata. Chissà cosa avrebbe pensato Albert Einstein di fronte a tutto ciò: la sua teoria è stata prima messa in forte discussione e ora appare di nuovo completamente riabilitata. Conoscendolo, se ora si trova da qualche parte in quell’Universo che lui stesso ha contribuito a comprendere meglio, se la starà ridendo sotto i suoi folti baffi….

Matteo Serra

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