08-10-2011 il_fitiro_dopo_steve_jobsUn tempo c'è stato Woodstock. Il sogno di un futuro migliore del presente, dei sognatori e dei creativi al potere, della pace contro la guerra. I ragazzi degli anni sessanta guardavano con gli occhi pieni di luce speranzosa al 2000, al nuovo mondo che si sarebbe formato.

Speravano una società fondata sul rispetto e sulla condivisione, sulla libertà individuale e sulla libertà colletiva che si mescolavano per creare un ibrido pacifico. Speravano una società senza guerre, dove i paesi del mondo potessero vivere in armonia entro i loro limiti. Guardavano oltre, alla società tecnologizzata, alle auto che volavano e ai robot che facevano i lavori di casa. Guardavano ed erano affascinati da altri mondi possibili, dalla Luna camminata da Neil Armstrong.


Un tempo c'è stato Woodstock, ora non c'è più. Ma qualcosa è rimasto, il valore del sogno, del saper guardare oltre il proprio presente. Steve Jobs è stato il figlio prediletto di quel periodo e ha saputo trasportare il sentimento di Micheal Lang e compagnia in avanti di ben quarant'anni. Voleva cambiare il mondo, ma senza imporre nulla. Ha dato ad ogni essere umano dei sei miliardi presenti le basi e gli strumenti per cambiare il proprio mondo. Aveva una visione di futuro che, al di là del lato economico, voleva dare una spinta alla creatività e ai desideri di tutti.

Ha cambiato il nostro modo di vedere la vita. Ha ridotto gli accessori, ha reso possibile strumenti che ne fondessero tanti altri. Ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo, di ascoltare la musica, di andare al cinema, di leggere i giornali, di scrivere, di fare fotografie e filmati. Così sono nate le immagini della Pixar per i bambini, l'iPod per i ragazzi, e il Mac, l’iPad, l’iPhone per tutti.

E' stato un innovatore a modo suo. Non ha inventato nulla di nuovo ma si è limitato a migliorare ciò che c'era già in giro. Ha permesso che il Mac divenisse il computer prediletto per milioni di persone, con le finestre che si stagliano sullo schermo. Ha permesso che l'iPod mettesse nelle nostre tasche la nostra musica preferita. Ha permesso che l'iPhone diventasse parte di noi con il “touch screen”, e via le tastiere, e via ogni residuo dei telefonini che furono, con l'avvento di internet nei cellulari e la rivoluzione del Wi-Fi. Ha permesso che l'iPad potesse darci la possibilità di portare la nostra vita con noi. Dovunque, comunque. Essere a casa anche a grande distanza da essa.

Ha permesso insomma di poter sopravvivere alla sua morte. Non ci sarà più Steve Jobs a creare qualcosa di nuovo. E difficilmente uscirà un uomo capace di vedere oltre la propria realtà. Ma ci saranno miliardi di individui che potranno provare a rimanere “folli e affamati” come aveva insegnato e sperava.

 

Simone Spada

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