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IL METEO

Vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto”. Questi i versi che Dante ha dedicato a Papa Celestino V, nel III canto dell’Inferno. Ma non sempre i ‘gran rifiuti’ sono mossi dalla ‘viltade’. Ci sono, altresì, alcune circostanze in cui i rifiuti sono l’espressione di un carattere coraggioso, vitale, volitivo.L’addio di Ivano Fossati alle scene rientra nella seconda casistica: è il gesto di un uomo libero, indipendente, ancora pieno di progetti nel cassetto. Lo scorso ottobre un pubblico annuncio, di fronte alle telecamere di Che tempo che fa: il suo ultimo disco, Decadancing, sarebbe stato l’ultimo della sua carriera. E la serie di concerti per promuovere il disco, la sua ultima tournee. Questa sera, al Piccolo Teatro di Milano, l’ultima esibizione live della sua vita artistica. Ha promesso che sarà una grande festa, e chissà se questo annuncio potrà lenire un pochino il dolore dei suoi tantissimi fan. La verità è che i fan dovrebbero invece rallegrarsi, perché Fossati non dirà mai addio alla musica. E non lo farà, semplicemente perché non può: dire addio alla musica, per uno come lui, significherebbe dire addio a una parte di sè. La musica lo ha allevato, lo ha cresciuto, e solo in ultimo lo ha reso ricco e famoso. Fossati è la musica che ascolta, è la musica che compone. Scindere Fossati dalla musica equivarrebbe, insomma, a parlare di un uomo morto. E invece Fossati è vivo, vivissimo. Anzi, per dire la verità non è mai stato così vivo come da quando ha annunciato il suo ritiro dalle scene. Basta guardarlo in faccia, per capire che è come se si fosse tolto un peso: praticamente, non ne poteva più dell’industria musicale, proprio non vedeva l’ora di disfarsene. E come biasimarlo, del resto: i tempi e i modi della discografia internazionale mal si conciliano col temperamento autarchico,ribelle di Ivano. Era un ribelle già nei primi anni ’70, quando col brano Jesahel portava il rock progressive a Sanremo, lasciando interdetto il pubblico ingessato delle prime file. Poi gli anni della maturità artistica: non smetterà mai di essere un ribelle, Ivano, ma nel suo cammino a un certo punto apparirà la poesia: da allora, la poesia sarà il canale di espansione della sua ribellione. Il Fossati’guru’ della canzone d’autore italiana nasce in quei lontani anni ‘80. Presterà i suoi brani a donne formidabili come Mina, Mia Martini, Patty Pravo: tutte fuoriclasse, ci mancherebbe, ma l’emozione che si prova nel sentirlo cantare i brani scritti da lui medesimo, rimane ineguagliabile. È Il Fossati che appartiene di diritto alla storia della letteratura italiana, anche se lui si ostina a ripetere che la musica e la letteratura appartengono a territori molto diversi.

Chi ha un pò di dimestichezza con la discografia di Fossati, davvero non riesce a concepire che un uomo così possa abbandonare la musica. E difatti lui intendeva dire ben altro, con quel clamoroso addio: un conto è non poterne più della musica in quanto fatto industriale, e un conto invece è la musica in senso più lato. Ivano Fossati, che è sempre stato uno spirito liberissimo, ha deciso che a 60 anni vuole far partire la fase II della sua vita. E nemmeno lui sa quante sorprese riserverà questo secondo tempo. Stasera al Piccolo ci sarà una bella festa, ma è solo l’inizio: la vera festa sarà assistere alle evoluzioni future che questo straordinario artista riserverà nel futuro. Ivano Fossati è uno di quei cinque-sei nomi meritevoli di appartenere al Pantheon della musica italiana. Scrivere una bella canzone è impegnativo, ma scrivere canzoni perfette è un compito quasi al di sopra delle umane possibilità. Fossati, nel suo curriculum, può vantare un discreto numero di canzoni perfette. I gusti sono sempre opinabili, ma alcuni brani sono perle rare, e c’è poco da discutere. La musica che gira intorno, La canzone popolare, Cara democrazia, Io sono un uomo libero: evergreen, canzoni insuperabili, che non tramonteranno mai. Allora, quando Ivano, nel congedarsi ufficialmente dalle scene, dice ‘farò altro’, cosa mai si nasconderà dietro un proclama così vago? Il bello è che non lo sa nemmeno lui. Un uomo così eternamente proiettato verso il futuro, con le antenne sempre accese per captare i milioni di segnali che provengono dal mondo, non andrà mai in pensione. Quindi non resta che goderci il secondo tempo della sua carriera. Dove atterrerà l’aereo del ‘volatore’ Fossati? Più probabile che non atterri da nessuna parte. E che continui invece, come ha sempre fatto, a sorvolare gli immensi, sconfinati percorsi che la fantasia di un grande artista riesce a creare.

21-03-2012ivanofossati

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