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Nel 1975 usciva il singolo “Bohemian rapsody”, il primo grande successo di una rock band londinese che di lì a poco avrebbe lasciato un segno profondo e indelebile nell’universo musicale. 

Quando Kenny Everett, il deejay di Capital Radio a cui venne consegnato il vinile del brano, ascoltò quelle note, capì che aveva sotto mano qualcosa di unico. Restò talmente impressionato dal pezzo che trasmise “Bohemian Rapsody” a ripetizione per giorni: il successo fu così clamoroso da obbligare la EMI a pubblicare il brano all’istante. E i Queen iniziarono la scalata che li avrebbe portati a diventare uno dei gruppi rock più conosciuti e apprezzati a livello mondiale da generazioni e generazioni.

Ma partiamo dall’inizio, e precisamente da quando l’adolescente Farrock Bulsara, nato nel 1946 a Stone Town (per intenderci, la parte più antica della città di Zanzibar in Tanzania), viene notato dal preside del suo liceo, il St.Peter di Bombay, per le incredibili doti musicali. Il ragazzo avrebbe potuto studiare musica ad alti livelli, perché prometteva davvero bene. I signori Bulsara non se lo fecero ripetere, e il giovane Farrock potè dedicarsi allo studio del pianoforte.

Ma fu a Londra, dove i Bulsara si trasferirono nel 1964 a causa della rivoluzione di Zanzibar, che Farrock alias Freddie iniziò la sua vera attività musicale, prima con gli Ibex, poi con i Sour Milk Sea e infine, negli anni settanta, con gli amici Brian May e Roger Taylor. I due avevano suonato per anni con gli Smile, rock band inglese scioltasi nel 1970. Con May e Taylor, Freddie formò i Queen. Il nome, secondo le parole dello stesso Mercury, gli venne in mente perché era “regale, splendido, forte, universale, immediato. Era pieno di potenziale visivo e aperto a ogni tipo di interpretazione”. Consapevole delle connotazioni gay che il termine “queen” possedeva (in slang inglese, è sinonimo appunto di “faggot”, “pouf” e “poof”, ovvero “frocio”), Freddie Mercury lo scelse provocatoriamente anche per questo. Nel 1971, si unì al gruppo il bassista John Deacon. Ora, l’ensemble era completo.

Presto, i Queen iniziarono a imporsi sulla scena musicale, soprattutto grazie alle incredibili doti del leader della band, non solo dotato di una vocalità straordinaria che gli consentiva di passare con naturalezza dal rock alla dance all’hard rock e al bel canto, ma anche di una naturale vena istrionica che gli permetteva di dominare il palco come il migliore degli showman.

In quegli stessi anni, nella vita dell’artista di Zanzibar era entrata una nuova consapevolezza, che avrebbe caratterizzato non solo il suo aspetto eccentrico e la verve ma anche la sua musica e il modo di cantare. Comprese di essere anche omosessuale, e invece di nascondere questa verità come facevano in molti decise di palesarla. In alcuni interviste dichiarò la propria identità sessuale e negli show dei Queen amava vestirsi con abiti sgargianti e truccarsi. A questo periodo, risalgono alcuni tra i più noti successi della band londinese come “Somebody to love” e “We are the champions”, nati tutti dalla penna di Mercury. Nel 1975, Freddie realizzò con i Queen il primo videoclip nella storia del rock, con la splendida “Bohemian Rapsody”. Nel 1979 inoltre, il poliedrico artista collaborò anche alla colonna sonora di “Flash Gordon”, un film di Mike Hodges tratto dagli omonimi fumetti fantascientifici di Alex Raymond.

Negli anni ’80 Freddie, ormai famoso in tutto il mondo, modificò del tutto il suo aspetto adottando lo stile “Castro Clone” (nome che deriva dalla città di Castro in California, dov’era presente una delle maggiori comunità gay) nell’abbigliamento e nell’acconciatura. Nel 1985, i Queen parteciparono al Live Aid, un concerto benefico a favore della carestia in Etiopia organizzato dal cantante dei “Boomtown Rats” Bob Geldof al Wembley Stadium di Londra. Il gruppo suonò per 20 minuti: questa esibizione resta una delle più memorabili nella storia della musica e i Queen vennero consacrati per sempre nel gotha della musica rock. Sempre nell’85, Freddie Mercury realizzò il suo primo album da solista, “Mr. Bad Guy”, che non ottenne il successo commerciale sperato, e l’anno successivo collaborò con il soprano spagnolo Montserrat Caballé realizzando un interessante album. Con lei, Mercury avrebbe dovuto impegnarsi anche in un altro progetto per le Olimpiadi del ’92, ma la sua improvvisa morte non permise questa collaborazione.

Nel 1987, Freddie Mercury decise di ritirarsi dalle scene. La motivazione che diede fu quella dell’età, perché secondo lui a quarant’anni non ci si poteva più esibire come un giovane. In realtà, il cantante era già malato di AIDS, notizia che rivelò agli altri membri dei Queen solo due anni più tardi.

Nella notte del 24 novembre 1991, esattamente 20 anni fa, Freddie Mercury moriva per una broncopolmonite sorta come complicazione causata dall’AIDS. L’ultima apparizione pubblica del cantante risaliva a 18 mesi prima, in occasione della cerimonia di consegna dei Brit Awards. Poco prima era morto -sempre a causa dell’AIDS- Paul Prenter, ex manager e compagno di Freddie. Da quasi due anni Mercury viveva praticamente segregato nella sua casa di Londra, e aveva delegato tutte le attività promozionali dei Queen agli altri musicisti.

Non esistono immagini che ritraggono il cantante nel periodo della malattia, solo qualche foto sgranata tratta dai giornali del periodo. Pare che negli ultimi mesi fosse irriconoscibile, totalmente sfigurato dalla malattia e ormai troppo debole per uscire. Ma è un bene che queste foto non siano pubbliche, perché è giusto ricordare Freddie Mercury per come era, per la sua forza e la sua incredibile energia sul palco, per la sua trasgressione, per il suo fascino che attraeva indiscriminatamente uomini e donne. E soprattutto, per la sua splendida voce e la sua genialità artistica, che l’hanno reso uno dei miti intramontabili della musica e della cultura rock.

Alice Gurrieri

 

L'immagine per questo articolo è stata realizzata da Daniele Atzeni

http://www.facebook.com/pages/the-art-of-daniele-atzeni/203639483043467

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