23-06-2011_Jovanotti_vince_il_Premio_Mogol_2011
Lorenzo Jovanotti si è aggiudicato l’edizione 2011 del Premio Mogol, riconoscimento che premia il miglior testo musicale italiano dell’anno. Il brano vincitore è “Le tasche piene di sassi”,  contenuto nell’album “Ora”, ultimo lavoro (record di vendite) del cantautore toscano. Per Jovanotti si tratta della seconda

 affermazione al Premio Mogol, già conquistato nel 2008 con il brano “Fango”.
A differenza dell’anno scorso, quando la giuria si trovò in difficoltà nel proclamare il brano vincitore e assegnò il premio ex aequo a “E’ lei” di Edoardo Bennato  e “L’ultimo valzer” di Simone Cristicchi, quest’anno i dubbi erano ben pochi fin dalla vigilia.   
 

Anzi, è molto probabile che la scelta della giuria, presieduta dallo stesso Mogol e composta in questa edizione dai giornalisti Mario Luzzatto Fegiz del Corriere della Sera,  Marinella Venegoni de La Stampa e Mario Giordano de Il Giornale, sia stata unanime. Pur al cospetto di avversari all’altezza (tra i testi finalisti “Mondo” di Cesare Cremonini, “Yanez” di Davide Van de Sfroos e “Il mio secondo tempo” di Max Pezzali), “Le tasche piene di sassi” è una di quelle ballate da pelle d’oca che già al primo ascolto colpisce al cuore.

Il testo prende spunto da un fatto tragico per la vita di Jovanotti, la recente scomparsa della madre. “Aver perso mia madre provoca in me un dolore fisico”, ha dichiarato. Un dolore che molti preferiscono tenersi dentro; Lorenzo ha scelto invece di raccontarlo nel modo certamente a lui più congeniale, una poesia in musica dalla rara intensità.

Fin dalle prime note della canzone l’ascoltatore è condotto in un’atmosfera malinconica, quasi non terrena, che dopo i primi versi esplode nell’immagine di un uomo tornato di nuovo bambino, che attende trepidante davanti alla scuola che sua madre lo venga a prendere, cercando di farsi riconoscere. La consapevolezza che questa attesa non potrà mai essere premiata carica l’atmosfera di una disperata nostalgia, un’angoscia che ha forse un unico appiglio: rivolgersi al cielo, per un incontro da consumarsi però in un altro tempo, in un’altra dimensione.

Uno straordinario affresco da cui è impossibile non farsi rapire. Il definitivo salto di qualità per quello che un tempo era un giovane rapper scanzonato, ma che ora può essere considerato a pieno titolo tra i più raffinati poeti della canzone italiana.

 

Matteo Serra

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