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“Beppe, dove vuoi arrivare? Io ti voglio bene, ma ora ho paura che ti faccia male”. Questo signore, che si esprime con un tono da padre seriamente impensierito, è Pippo Baudo. Che ha avuto il merito-e sfidiamo chiunque a dire che non sia un merito-di aver scoperto l'artista Beppe Grillo, nel lontano 1977.Sembra davvero trascorso un secolo: Grillo si esibiva in un piccolo locale di Corso Sempione, a Milano, e Baudo era l'unico spettatore della serata. Folgorato dal talento di questo giovanotto, se lo portò dietro nelle prime serate della Rai. Quante vite ha vissuto Grillo da allora? Almeno tre. Il cabarettista graffiante degli anni '80 ha lasciato il posto, negli anni '90, al ‘Savonarola’ iper-ecologista, che riempiva i teatri col carisma delle sue invettive preoccupanti. E si arriva agli anni duemila, alla terza vita di Grillo. Nel 2005 ha creato un blog, che ancora oggi è tra i più letti al mondo. Il successo travolgente di questo blog lo spinse a immaginare un modello di democrazia partecipativa, in cui gli internauti suoi adepti sarebbero andati in giro per l'Italia a predicare il suo 'Vangelo'. All'inizio il V-Day apparve ai politici come un'iniziativa efficace, ma non certo pericolosa per la loro sopravvivenza. E invece, è accaduto l'impensabile: il 6 e il 7 maggio prossimo ci saranno le elezioni amministrative, e i sondaggi prevedono un successo impressionante per il Movimento a 5 stelle: si aggirerebbe addirittura oltre l'8 %. Ora, messi di fronte a queste cifre pazzesche (per usare un aggettivo a lui caro), qualche domanda dobbiamo porcela. Sicuramente, c'è il malessere di una società che non si riconosce più in nessun partito. Ma forse, malessere è un eufemismo: milioni di persone hanno superato decisamente il limite della sopportazione. Ora, tutto sta a capire se i grillini siano la medicina più efficace per una società esasperata. Ma questo, al massimo, lo scopriremo dopo le elezioni. Per adesso, possiamo limitarci a esprimere molte, moltissime riserve sul fenomeno del grillismo. Innanzitutto, è un movimento che poggia le sue basi sul culto del leader. Non c'è bisogno di elencare quante tragedie abbia procurato nella Storia il leaderismo incontrollato. Nel caso di Grillo, forse l'esempio più calzante da citare è il pescivendolo Masaniello: sappiamo tutti che fece una bruttissima fine, ma a quanto pare Grillo non si cura di questi illustri precedenti. Grillo si fa forza del suo linguaggio volutamente aggressivo e volgare, ma l'impressione è che non conosca proprio il senso del limite. Intendiamoci, non c'è niente di male che un artista si occupi in prima persona della cosa pubblica. Ma i precedenti avevano ben altra sostanza: basti pensare alla statura morale di un Vaclav Havel. Perfino l'ex attore Ronald Reagan, pur nella sua rozzezza, aveva alle spalle una lunghissima gavetta amministrativa alle spalle. Grillo no. Grillo è un parvenu, ed è pure piuttosto imprudente. Inoltre il successo gli sta dando decisamente alla testa: più cresce il consenso attorno al suo partito (perchè di partito si tratta, è inutile continuare a raccontarci storie), più i suoi interventi somigliano ai comizi dei caudilli sudamericani. E sappiamo tutti quanto l'Italia abbia bisogno di tutto, fuorchè di populismo sudamericano. Ci siamo soffermati finora sui pericoli del populismo. Ma sul programma non spendiamo neanche una parola? Effettivamente, il programma del Movimento 5 stelle sembrerebbe il paese delle meraviglie. Chi potrebbe opporsi al nobile proposito di cancellare i pregiudicati dal Parlamento? E come si può dire di no alla promessa di investimenti nelle energie alternative al petrolio? Il problema è che, più passa il tempo, più salta fuori che Grillo la pensa tale e quale ai leghisti su molti temi importanti. Facciamo un piccolo riassunto delle convergenze tra Grillo e Bossi: non vuole dare la cittadinanza italiana ai cittadini stranieri nati in Italia; considera l'Euro una sciagura di cui liberarsi; ogni volta che può sparla di Monti, usando espressioni poco eleganti degne del miglior Bossi (la frase più gentile finora è stata ‘fa il lavoro sporco, con l’aria di un gentleman che non tromba dal 1952’). E allora, ricapitolando: il Movimento 5 stelle non è affatto una cattiva idea, però ci sono un po' di cose che non vanno. Una di queste è proprio Beppe Grillo. Al quale consigliamo, in maniera molto fraterna, di ricominciare a fare il comico. Abbattere la cattiva politica è cosa buona e giusta, ma pensiamo che Grillo non sia la persona più adatta per questo compito difficile. Ci accodiamo volentieri alla parole di Baudo, e gridiamo insieme a lui: 'Beppe, dove vuoi arrivare?'

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