02-02-2012 adriano_celentano Il prossimo Festival di Sanremo si terrà nella terza settimana di febbraio, da martedì 14 a sabato 18. E uno degli ospiti di punta sarà Adriano Celentano, il cui cachet ha fatto impazzire tuttologi e giornalisti per giorni.

E che farà parlare ancora di sé, perché questa è la regola quando ti trovi di fronte ad uno come lui. In un periodo di crisi nera a livello economico, quel compenso fatto di soldi pubblici aveva fatto gridare allo scandalo. Inizialmente si parlava di 500 mila euro per una sola serata (quella di massimo ascolto, il sabato). Poi le cifre sono cambiate: 350 mila per una sola serata, e da quel punto ad aumentare nel caso di altre presenze. Il totale si aggira sui 750 mila euro, tantissimi.

Il segretario nazionale del Partito dei Pensionati, Carlo Fatuzzo, aveva acceso la miccia: “In un momento in cui gli italiani vivono una situazione di estrema difficoltà, appare quantomeno fuori luogo lo stratosferico compenso  che sarebbe previsto per la partecipazione di Celentano al festival di Sanremo. E' veramente assurdo [...] Non è in discussione la bravura professionale di Adriano Celentano che, indubbiamente, è un grande artista, ma l’inopportunità di un compenso così elevato che suona come uno schiaffo alla miseria. Questa vicenda dimostra che il canone Rai, imposto agli italiani dovrebbe essere cancellato, proprio per rendere la Rai più parsimoniosa”.

A questa opinione condivisibile si erano succeduti tanti altri pensieri analoghi, comunque un pò fuori tempo massimo. E' vero inoltre, come dice la Gabanelli, che quel cachet è dato dalle regole di mercato che la RAI può seguire o meno, non è obbligata a mettere sotto contratto un artista così oneroso. Se lo fa, conosce il rischio che comporta ma anche i vantaggi. Ed è vero che in pochi si sono scandalizzati a leggere i compensi dei concorrenti del programma "Ballando con le stelle", non giustificati dal mercato, ed elargiti a manica larga ad attori semisconosciuti e calciatori falliti. E' evidente che i 600 mila euro presi da Cristian Vieri non fanno tanto rumore come quelli presi da Celentano.

Viste però le accuse legittime, Celentano cambia idea (forse consigliato da sua moglie Claudia Mori). Decide infatti di devolvere il suo compenso alle famiglie povere di sette città che ritiene in difficoltà. La scelta è legata al rapporto e alla stima del Molleggiato verso i sindaci di Milano, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Cagliari. Inoltre, un'altra parte verrà destinata a uno o due ospedali gestiti da Emergency (si parla di 100 mila euro).

Un passo lodevole, che dimostra la capacità di un uomo di grande statura di smorzare le polemiche e di essere al fianco di chi ha bisogno. Una scelta che, a differenza degli applausi, riesce a ricevere solo contestazioni. Infatti si critica la scelta delle città da aiutare, si critica il momento scelto per quest'opera di beneficienza, si critica anche solo il gesto che permette a Celentano di farsi bello con i soldi altrui. Insomma neanche una scelta di buon cuore sembra convincere i tuttologi.

E ai tuttologi si sono affiancate le opinioni ricolme di gelosia di Vittorio Sgarbi e Iva Zanicchi che, oltre a criticare l'entità del cachet, criticavano il fatto che loro, per una ospitata in tv, non ricevono un centesimo. Parole buttate al vento che ribadiscono la banalità di queste due personalità, già riscontrata in altre occasioni. Infatti volersi mettere alla pari con un personaggio che non solo chiede tanto, ma permette ricchi ascolti e un rientro economico di ampia portata è un caso di grande stupidità intellettuale. In particolare da parte di Sgarbi, che dalla RAI si fece dare ben 4 milioni di euro per un programma in prima serata su Raiuno che venne chiuso dopo appena una puntata (dovevano essere quattro). Ma nessuno, stranamente, disse nulla. E' evidente che c'è scandalo e scandalo.

Quando i soldi pubblici vengono buttati a mare con scelte astruse e sbagliate sin dall'inizio è giusto rimanerne disgustati e criticarle. La RAI, negli ultimi anni, ha accumulato debiti su debiti sbagliando parecchio ed eliminando o limitando le uniche trasmissioni lodevoli in palinsesto. Trasmissioni da 4/5 milioni di ascoltatori e introiti pari a 2/3 milioni di euro. Mica briciole. Per il resto scialaqua il denaro pubblico come fosse carta straccia, in programmi condotti e prodotti da mediocri personaggi vicini all'uno o all'altro partito politico al governo. Un errore che dà il senso di come la politica andrebbe allontanata dalla televisione pubblica.

Quando i soldi pubblici vanno in beneficienza, è sempre un bene. E non importa se ci saranno titoloni sui giornali per Celentano e il suo Clan. Importa la felicità delle persone che saranno aiutate da questo gesto, soldi pubblici che vanno al pubblico, il quale lotta tutti i giorni per poter sopravvivere ai tempi che corrono. 

Simone Spada

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