almerigo_glilz Una promessa è una promessa. Alcuni anni fa dissi ad un caro amico di Trieste che avrei buttato giù due righe per un personaggio molto conosciuto nella sua città.
Da che mondo è mondo una promessa si mantiene, soprattutto dopo la malaugurata

 
 

 

 

 idea di sfidare un triestino a colpi di spritz, sotto il sole cocente di Cinquale. I ragazzi di Trieste, la più italiana delle città della Penisola, bella quanto sciagurata, con il suo passato austriaco e l'umiliazione della occupazione jugoslava, indossavano magliette scure con un'immagine di profilo e la scritta Almerigo Grilz durante un campo base che continui a ricordare e a portare nel cuore. Per la maggior parte dei miei coetanei un nome come un altro, in fondo nell'era dell'informazione politicizzata, con elementi di destra e sinistra che si scontrano a singolar tenzone sui canali del tubo catodico, il giornalismo free lance e il reportage di guerra a chi vuoi interessi?
Caia, Mozambico, 19 Maggio 1987. Nel martoriato paese africano è in corso una sanguinosa guerra civile. Una cinepresa sta riprendendo uno scontro quando una pallottola vagante colpisce il cameraman, un free lance italiano, Almerigo Grilz.
Con Gian Micalessin e Fausto Biloslavo Grilz aveva fondato una società giornalistica, Albatross Press Agency, i cui microfoni ed obiettivi raccontavano guerre dimenticate ed episodi che il mondo occidentale, così preso dal tam tam quotidiano, non ha il tempo di seguire.
E invece no, perché fare informazione è soprattutto il narrare realtà e situazioni che sfuggono all'attenzione del pubblico, spesso troppo preso da notizie ben più veniali, dal pallone alle ultime trovate degli stilisti.
Uomo molto particolare Almerigo: dirigente nazionale del Fronte della Gioventù (fu secondo di Gianfranco Fini alla reggenza del movimento giovanile del MSI) e consigliere comunale di Trieste, un ragazzo dedito alla politica ma dall'insanabile desiderio di vedere, conoscere, scoprire.
Viaggia (e molto) ancor prima di impugnare la macchina da presa; la sua mente è come una macchina fotografica che immortala paesaggi, stili di vita, vicende umane. Conoscere, approfondire, imparare, divulgare: un destino forse già scritto quello di essere un domani free lance : non si cercano la sedia e la scrivania in una redazione che odora di caffè e carta stampata, bensì si immagina il proprio lavoro come un movimento continuo, un perenne cambiamento di scena nel grande teatro (talvolta comico, altre tragico) che è la vita.

"Sai qual è il mio segreto?" chiede la Volpe al Piccolo Principe "Non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi". Il Piccolo Principe ripete la frase, per non dimenticarla. Nessuno di noi, dopo averla letta, l'ha mai dimenticata. L'essenziale è la notizia cruda e semplice, non infarcita di retorica e che non ha il compito di far piagnucolare per vendere più copie, solo quello di mostrare cosa è il Mondo, dalla giungla africana alle tragedie, piccole ma roboanti, che consumano nella nostra città, magari nella stessa via in cui abitiamo.
Una ricerca della semplicità, un tentativo di avvicinare il pubblico e l'informazione.
Raccontare di uomini, di vita, di esempi che straordinari nella loro umiltà, nel loro essere essenziale.
Almerigo è un esempio di giornalismo coraggioso: un coraggio non profuso alla nascita ma che si evolve progressivamente quando si sceglie la strada della ricerca della verità.
Verità che alle volte costa cara, come in quel giorno del Maggio '87 , nella sperduta città di Caia.

 

Marco Petrelli

 

 

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