6-07-2011_gamberale-1Viviamo tutti all'oscuro di qualcosa che ci riguarda. E quando si è bambini l'ombra di quella oscurità si fa presente in tutte le sue forme, si immedesima di persona in persona, creando una ricerca spasmodica che col tempo tende ad affievolirsi.
"Le luci nelle case degli altri" è un bell'affresco di società italiana, dove tutte le categorie vengono rappresentate in modo onesto, senza far trasparire una simpatia o una antipatia per l'uno o per un altro personaggio.
Chiara Gamberale, conduttrice radiofonica, scrittrice e giornalista, dipinge gli occhi dolci di una bambina che vive la condizione più strana del mondo: morta la madre, sconosciuto il padre, viene adottata dai condomini del palazzo di via Grotta Perfetta 315 in Poggio Ameno. L'adozione è un atto di fedeltà e affetto verso la madre Maria, morta in un incidente stradale. Mandorla, questo il nome della bambina, cresce senza la madre e il padre, ma con tante persone che a loro volta cercano di colmare questo vuoto. Ci prova Tina Polidoro, zitella che ha come unico amico un suo vecchio studente; ci provano i fidanzati
Lorenzo e Lidia, sempre in bilico tra odio e amore, tra sesso e litigi; ci provano Michelangelo e Paolo, coppia gay che accompagnano la piccola alla scoperta di un mondo troppo spesso osteggiato dall'ignoranza; ci provano i coniugi Barilla con i loro modi rigidi ma decisi; ci provano Samuele e Caterina Sgrò, l'uno abbagliato dalla bellezza in fiore della giovane Giulia Barilla, l'altra coccolata da un valido collega di lavoro. Collega che proverà ad aiutare Mandorla, ormai diventata una signorina, ad uscire fuori da un piccolo guaio.
Un romanzo corale con un finale a sorpresa e un evolversi coerente delle azioni dei protagonisti. Un romanzo che incanta per la sensibilità con cui l'autrice tocca alcuni temi (omosessualità, diritti civili, rapporti umani, tradimenti) e per il modo in cui permette di riflettere sugli stessi. Lo stile di scrittura è colloquiale, in linea con le precedenti opere della Gamberale, con riferimenti in prima persona (Mandorla) o in terza. Lontano da quel "L'eleganza del riccio" a cui alcuni critici poco attenti l'hanno subito paragonato.

Simone Spada
 
 
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