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Dopo il Gran Gala dei Golden Globe di metà gennaio, che ha visto trionfare nomi inaspettati come Ben Affleck col suo “Argo”, ambientato durante la rivoluzione iraniana del 1979, e la 22enne Jennifer Lawrence per “Il lato positivo”, ironico dramma sui problemi psicologici, nella serata del 27 gennaio l’aria di premiazione ha continuato a soffiare.

Con la cerimonia dei Sag Awards (Screen Actor Guild), riconoscimenti del sindacato statunitense degli attori di cinema e televisione, hanno vinto alcuni importanti nomi -per certi versi prevedibili perché già premiati col Globo d’oro. Primo fra tutti, Daniel Day-Lewis per un Abraham Lincoln che certamente passerà alla storia, come tutte le interpretazioni dell’attore inglese. Anne Hathaway ha vinto la sua seconda statuetta dell’anno per “Les miserablés”, il musical di Tom Hooper, già acclamato regista de “Il discorso del re”. Tra i premi assegnati ai volti televisivi, è da ricordare quello a Bryan Cranston, dal 2008 anima della fiction-evento “Breaking bad”, che ha definito il ruolo di Walter White come il più importante della sua vita. Ma è febbraio il mese che segnerà davvero i protagonisti dello scorso anno cinematografico. Il 10, infatti, abbiamo assistito ai BAFTA Awards dalla Royal Opera House di Londra, riconoscimenti di grande pregio che hanno sempre premiato la qualità artistica e l’impegno dei più meritevoli esponenti contemporanei della settima arte. Il cinema inglese ha fatto trionfare inaspettatamente il film di Ben Affleck “Argo” (miglior film e regia), consegnando a Spielberg l’unica soddisfazione nella vittoria di Day-Lewis e al film inglese dell’anno, “Les miserables”, quattro statuette la cui più importante vinta da Anne Hathaway come non protagonista. Come si sa, questo evento solitamente anticipa le vittorie dell’anno vere e proprie, le uniche effettive e attendibili “incoronazioni” che tutti aspettano, quelle dell’ 85esima notte degli Academy Awards, direttamente dal Dolby Theatre di Los Angeles.
In merito alle categorie principali, per adesso, basandosi sulle recenti premiazioni e sulle nomination (rese note dal sito ufficiale dell’Academy), è realistico presumere quanto segue:

Miglior film: “Argo”, di Ben Affleck

Miglior attore protagonista: Daniel Day-Lewis, per “Lincoln”

Miglior attrice protagonista: Jessica Chastain, per “Zero dark thirty”

Miglior attore non protagonista: Philip Seymour-Hoffman, per “The Master”

Miglior attrice non protagonista: Anne Hathaway, per “Les Miserablés”

Miglior Film D’Animazione: “Brave”, di Mark Andrews e Brenda Chapman

Miglior regia: Benh Zeitlin, per “Re della Terra Selvaggia”

Miglior film straniero: “Amour”, di Michael Haneke

Miglior sceneggiatura originale: Quentin Tarantino, per “Django Unchained”

Miglior canzone originale: “Skyfall”, di Adele Adkins

Miglior colonna sonora: John Williams, per “Lincoln”

Affleck, trionfatore ai Bafta anche come miglior regista, non è stato preso in considerazione dall’Academy per questa categoria. Si può presumere che, date le premiazioni ottenute, l’ex ragazzo prodigio di Berkeley possa conquistare l’Oscar almeno come miglior film. Ma, anche considerando gli altri importanti film candidati (“Lincoln”, “Zero Dark Thirty”, “Vita di Pi”, Les Miserables”, “Django Unchained” e “Amour”) ogni possibile predizione appare quantomeno incerta.

Se da un lato la vittoria della Chastain nel film di Kathryn Bigelow sembrerebbe sicura, anche considerando l’originalità del personaggio, restano le altre grandi nominate. In primis, Naomi Watts per “The impossible” del regista spagnolo Juan Antonio Bayona (alla sua seconda esperienza dopo “The orphanage”) , film ambientato in Thailandia in seguito a uno tsunami; la giovanissima Jennifer Lawrence, per “Il lato positivo” del regista di “The fighter” David O. Russell; Emmanuelle Riva, che ha commosso con la sua interpretazione della sofferente Anne nel film di Michael Haneke. Inoltre, sempre tra le migliori protagoniste, quest’anno la giuria degli Oscar ha scelto di candidare una bambina di nove anni, Quvenzhané Wallis, per il film “Re della Terra selvaggia”. Non è la prima volta che accade: nel 1974 vinse l’Oscar l’undicenne Tatum O’Neal, e nel 1994 fu la volta della piccola Anna Paquin per “Lezioni di piano”.

Altro dubbio, la vittoria di Anne Hathaway, data la presenza di Amy Adams, che con “The Master” arriva alla sua quarta nomination. Come miglior regia, ci si augura ovviamente la vittoria di Steven Spielberg, se non altro perché un maestro è sempre un maestro, ma soprattutto in questa categoria ogni previsione è difficile per non dire impossibile. Tra gli altri candidati (oltre al favorito Zeitlin, classe 1982), Michael Haneke, David O. Russell e Ang Lee per “Vita di Pi”. Considerando le numerose critiche positive ottenute dalla recente scoperta Zeitlin, regista classe 1982 con al suo attivo solo tre cortometraggi, una sua vittoria come miglior regista sarebbe un messaggio importante, che aprirebbe gli Oscar al cinema giovane e indipendente. “Re della terra selvaggia”, film realizzato da Zeitlin interamente in 16mm e con un budget minimo (tutti gli attori sono non professionisti), ha emozionato tutto il mondo e resta uno dei film più premiati dell’anno.

In merito al successo di Day-Lewis, sarebbe un vero e proprio “Guinnes dei Primati”: primo attore nella storia del cinema a vincere il titolo di miglior protagonista per tre volte. Ma anche Joaquin Phoenix, ormai affermato interprete, meriterebbe un riconoscimento per “The Master”, film-evento ispirato alla vita di Ron Hubbard, fondatore del movimento religioso Scientology. Dopo ventun’anni dalla nomination per “Cape Fear” e a trentadue dalla vittoria per “Toro Scatenato”, quest’anno ritorna Robert De Niro, candidato come non protagonista per “Il lato positivo”. Ma Philip Seymour-Hoffman nei panni del “the master” carismatico della setta religiosa La Causa, Lancaster Dodd, del sembra aver convinto di più. Per quanto appaia certa la vittoria di Quentin Tarantino, non bisogna dimenticare “Moonrise kingdom”, surreale e ironica opera di Wes Anderson e Roman Coppola (figlio di Francis Ford). Ultime ma non ultime, le nomination al miglior lungometraggio d’animazione. In lizza, oltre al favorito “Brave” della Pixar, il 52esimo classico della Walt Disney Pictures “Ralph Spaccatutto” e ben tre film in stop motion: “ParaNorman” della Laika Entertainment, “Pirati! Briganti da strapazzo” di Peter Lord e “Frankenweenie”, dal genio di Tim Burton. Per Burton, ormai decano della tecnologia a passo uno (il suo primo film frame by frame è del 1993), l’Oscar sarebbe il coronamento di un’intera carriera dedicata allo studio e alla sperimentazione delle tecniche d’animazione più complesse, oltre che ovviamente alla creazione di un genere cinematografico unico e innovativo. In molti, ormai, si aspettano che l’Academy riconosca i giusti meriti al maestro di Burbank, finora premiato solo con statuette minori.

Una piccola parentesi potrebbe aprirsi anche per l’Italia, nella categoria “Miglior Colonna Sonora”: Dario Marianelli, compositore pisano già autore delle musiche di “Orgoglio e pregiudizio”, è infatti in lizza per “Anna Karenina” di Joe Wright. L’augurio di una vittoria è d’obbligo, anche perché significherebbe soffiare la statuetta a un John Williams in stato di grazia per “Lincoln”.

Parlando di “nomination mancate”, non poche e non poco importanti, come prima in assoluto troviamo quella di Leonardo Di Caprio per “Django Unchained”. Il suo Calvin Candy è probabilmente uno degli antagonisti più riusciti del cinema. A dir poco inspiegabile che l’Academy abbia deliberatamente ignorato una simile prova attoriale. Anche Javier Bardem, cattivissimo di Skyfall, ottimo interprete, dotato di un fascino perverso che soltanto lui sa emanare, si è trovato tra gli esclusi. Perfino Quentin Tarantino non compare tra i candidati alla miglior regia. Eppure, il suo talento dovrebbe essere ormai comprovato, e con la strana e ribaltata storia western di Django Freeman sembrava avesse toccato l’apice. Abbastanza misteriosa anche l’assenza di nomine importanti per “Hitchcock”, film omaggio al maestro del brivido, in lizza solo per migliori costumi e pettinature. Tuttavia, sia Sir Anthony Hopkins nei panni di Hitch che Helen Mirren in quelli di Alma Reville avrebbero meritato un riconoscimento. Hitchcock, anche da morto, continua a restare il “grande escluso” di Hollywood. Tra le donne, una delle nomine più attese era quella di Marion Cotillard per il film dell’esordiente francese Jacques Audiard, “Un sapore di ruggine e ossa”. Tutto si è risolto in un nulla di fatto, nonostante il trionfo francese agli Oscar 2012.

Va detto però che, fino all’ultimo, nessuna previsione può dirsi certa. Il copione degli Academy Awards 2013 è ancora tutto da scrivere. Dunque, buio in sala…e buona visione!

 

Alice Gurrieri466813 oscar

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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